| Il
primo è quello più ovvio: l’individuo che varca la soglia
di questa galleria è inghiottito dal vortice delle ansie quotidiane,
afflitto da mille preoccupazioni. Quello che voglio ottenere con questi
dipinti è riuscire a distrarre il pubblico: posto di fronte a una
di queste tele lo spettatore non può che seguire le linee,
immaginare un loro percorso, cercare di trovare un ordine nel disordine.
Il secondo è più complesso, ed è quello di stimolare
alla riflessione; un tale dipinto induce lo spettatore ad azzardare
ipotesi bizzarre o addirittura inesistenti. È così che
si ottiene un totale abbandono all’immaginazione e le si lascia ampio spazio,
a seconda della propria condizione, del proprio umore che conduce a un
certo feed back".
Le tele di Le Goff
sono di grandi dimensioni e hanno un’aria enigmatica, vi si susseguono
segni su segni, linee curve lunghissime e lentissime si incrociano e si
sovrappongono in una sorta di incessante fluire. "La curva è un
po’ l’origine del mondo – argomenta il pittore –, per me è l’essenza
della creazione dell’uomo. Ci sono due forze che si combattono nella natura,
una è quella che dà origine ai cristalli geometrici, alle
forme prismatiche, ed è una strada che in arte porta a Malevic,
all’azzeramento totale; l’altra è questa della curva, che è
invece un mettersi in sintonia con le cose della natura. Ma in questa pittura
tutto è condizionato dallo stadio di partenza, dalla condizione
spirituale in cui ti trovi quando inizi a dipingere. Devi prima raggiungerla
e poi seguirla, devi abbandonartici, perché la tendenza all’ordine,
ad esercitare un controllo sulle cose è fortissima e devi combatterla".
Ed è a questo scopo
che dichiara di dipingere in condizioni di assoluto relax e di amare e
trarre giovamento dall’accompagnamento della musica classica. Gli
ultimi lavori di questa mostra nascono infatti da una collaborazione col
pianista inglese Clive Britton. "Quando inizio a dipingere
non so cosa farò, seguo l’impulso, la mano; ed è qui la differenza:
non c’è un piano, un’idea che preesiste alla esecuzione, tutto è
determinato dalla situazione di partenza, è lì la complessità
ed è quello il momento, lo stato d’animo che devi riuscire ad individuare.
È un momento di genesi autoartistica, quello che io catturo, il
corrispettivo del mio stato di contemplazione. E a Hydra faccio veri e
propri esercizi di contemplazione per raggiungere questa situazione spirituale,
adeguata a tracciare curve adeguate".
Informazioni:
"Fusion", Galleria Santo
Ficara
via Ghibellina, 164/r
Tel. 055.23.40.239 Fax 055.22.69.190
Fino all’11 maggio
dal lunedì al sabato:
9,30-12,30 e 15,30-19,30 |